le casette favignana
  1. Favignana

    1. Tonnara Florio
     tonnara florio nell'isola di favignana
  2. Favignana

    2. Cala Azzurra
     splendida cala azzurra nell'isola di favignana
  3. Favignana

    3. Castello S. Caterina
    castello di Santa Caterina a favignana
  4. Favignana

    4. Cala Rossa
    splendida cala rossa nell'isola di favignana
  5. Favignana

    5. Cave di tufo
    cave di tufo nell'isola di favignana
  6. Favignana

    6. Chiesa madre
     vista della cupola della chiesa madre di favignana
  7. Favignana

    7. Vista del paese di Favignana dall'alto
    paese di favignana dall'alto
  8. Favignana

    8. Museo del tonno
     museo del tonno  della tonnara florio a favignana
  9. Favignana

    9. Porticciolo
    barche del porticciolo di favignana
  10. Favignana

    10. Palazzo Florio
    palazzo florio a favignana
  11. Levanzo

    11. Scorcio del paesino di Levanzo
    levanzo scorcio del paesino
  12. Marettimo

    12. Grotta sotto il mare a Marettimo
    grotte sotto il mare a marettimo
  13. Marettimo

    12. Vista notturna di Marettimo
    vista notturna del paese di marettimo

1. LA TONNARA

Attualmente trasformata in splendido museo, la Tonnara Florio fu il più importante e moderno stabilimento industriale del Mezzogiorno per la lavorazione del tonno. Fu costruito a metà dell’800 su iniziativa di Ignazio Florio, senatore appartenente alla più prestigiosa dinastia di imprenditori siciliani nei settori commerciale, industriale e finanziario. In questa nuova e moderna realtà produttiva, somigliante alle cittadelle operaie continentali, si riuscì a realizzare un ciclo lavorativo che coinvolgeva alcune centinaia di addetti, rendendo la pesca del tonno non solo un’attività produttiva comune ma un rito destinato ad entrare nel mito e nella tradizione di tutta l’isola. La pesca dei tonni prende il nome di mattanza, dallo spagnolo mactare il cui significato è quello di uccidere, ammazzare. Questa ha assunto i caratteri del rito collettivo, che vede il coinvolgimento di una popolazione intera e si arricchisce di canti propiziatori e scaramantici detti “scialome”, e termina con una cruenta lotta, quasi un corpo a corpo con le creature del mare dall'esito certo. La mattanza celebra il mito dell’aggregazione sociale come dimensione fondamentale per la sopravvivenza, la necessità per l’uomo di vivere in gruppo e di costruire legami sociali. Per preparare la mattanza ci vogliono mezzi imponenti, tante barche e barconi attrezzati, ognuno con la propria funzione, decine di ancore, centinaia di metri di reti, moltissimi uomini, ognuno con il proprio ruolo all’interno di un disegno ben articolati, programmato e pensato in tutte le sue parti. Coinvolgendo così tante persone, dalla cattura dei tonni, alla lavorazione, all’esportazione, la mattanza diviene una vera e propria epopea dello spirito e della natura sociale del gruppo che vi partecipa. La mattanza è utilizzo della tecnè, intesa come astuzia, coordinamento di mezzi e uomini finalizzato non tanto alla caccia quanto alla cattura dei tonni. Tale cattura non è fondata semplicemente sulla buona sorte e sulla competenza del pescatore ma vede la messa in atto di un accurato dispositivo di morte. Viene infatti progettato un labirinto di reti tese fino al fondo del mare, che i tonni cominciano a percorrere inconsapevolmente fino a giungere in un punto dal quale non potranno più uscire, noto come camera della morte: là avviene la mattanza, l’occisa preceduta accuratamente da riti propiziatori e da canti finalizzati ad ingraziarsi il favore della divinità. Colui che ha il compito di ingraziarsi gli Dei, oltre a fungere da guida nel coordinamento e nella programmazione della mattanza, è il Rais, il capo, colui che è responsabile di dirigere e sovraintendere la complessa operazione dal suo allestimento fino alla sua fine. La mattanza ha un che di epico, di grandioso, di ineluttabile che attanaglia dentro e rende partecipi di quella battaglia furibonda tra la vita e la morte. Questo naturalmente riguarda la pratica tradizionale della mattanza, raccontata anche nell’Odissea, risalente ai Fenici e agli Arabi successivamente. Dal 2009 la mattanza, dopo la spettacolarizzazione del rito offerta per anni ai turisti, non viene più celebrata pur rimanendo come mito nell’immaginario collettivo.

3. IL CASTELLO DI S. CATERINA

Volgendo lo sguardo verso l’alto si rimane affascinati dalla presenza di un’imponente castello di derivazione normanna, posto in cima allamontagna di Santa Caterina da cui prende il nome. Il castello divide esattamente in due parti l’isola e la sua costruzione risale a re Ruggero II che edificò il forte sulle vestigia di una torre di avvistamento preesistente. La sua originaria funzione venne trasformata nel 1795 quando i Borboni iniziarono a utilizzarlo come carcere per i sostenitori dei moti insurrezionali. La condizione talmente inumana a cui erano sottoposti i carcerati fece si che, inseguito allo sbarco di Garibaldi a Marsala, le sue celle vennero completamente distrutte. Oggi il castello è impraticabile e reca i segni dell’incuria ma la vista che si gode dall’alto ripaga interamente delle fatiche per raggiungerlo. Una strada asfaltata giunge sino a metà del percorso, alla fine di questa il sentiero può essere percorso unicamente a piedi.

5. LE CAVE DI TUFO

A delineare il paesaggio dell’isola, disegnandone gli scenari sono soprattutto le cave di tufo sparse lungo tutta la superficie favignanese. Il tufo è la materia prima locale, da secoli fonte primaria di guadagno per gli abitanti. Nel paese la maggior parte degli uomini erano cavatori abilissimi, circondati da numerosi manovali e carrettieri. Sembra che tale attività risalisse ai romani e che si sia mantenuta ancor oggi, seppur in misura ridotta. Le cave potevano essere a cielo aperto o configurarsi come vere e proprie grotte, scavate lateralmente per ottenere i famosi blocchi di tufo detti anche"conci". Gli strumenti adoperati erano la "mannara"che serviva per tracciare nella roccia i contorni del blocchetto di tufo, lo "zappune" e il "piccune", coi quali si estirpava il blocco. Ma la lavorazione del tufo era soprattutto un mestiere fatto di occhio ed esperienza, tramandata di padre in figlio. La zona di Cala Rossa, di Scalo Cavallo e del Bue marino sono ricchissime di cave tufacee. Alcune di queste sono veri e propri labirinti lunghissimi costruiti al di sopra del livello del mare. E’ questo il caso in cui la natura unita al lavoro dell’uomo ha dato vita a splendidi e quasi irreali paesaggi ridisegnando le linee e le forme di luoghi e spazi vissuti.

6. LA CHIESA MADRE

A dominare all’interno della piazza principale di Favignana è la Chiesa Madrice o Chiesa Madre, dedicata alla Madonna Immacolata Concezione. Questa fu costruita nel 1759 su progetto di Luciano Gambina grazie alla gentile donazione del marchese di Pallavicino, signore delle Egadi. La chiesa è a croce latina con una sola navata, un transetto ed un’alta cupola che dall’esterno ha un color verde smeraldo. Sulla facciata si aprono un portale ligneo, del tardo barocco, ed una finestra arricchita da una vetrata che raffigura la stessa immagine della Madonna Immacolata dell'altare maggiore. Attraverso l’archivio parrocchiale si è appurata l’esistenza di un cimitero sotterraneo, funzionale fino al 1870 e definitivamente murato durante la seconda guerra mondiale. A testimonianza di ciò vi è il ritrovamento di una lettera inviata dal Podestà di Favignana al Vescovo di Trapani, dove si chiedeva di poter utilizzare quei locali sotto la chiesa come rifugi antiaerei.

7. IL PAESE DI FAVIGNANA

Il paese di Favignana conta 5.000 abitanti e si struttura intorno a due piazze: piazza Europa , sede del Municipio, e piazza Madrice dove è ubicata la Chiesa Madre, collegate dalla via principale, meta del passeggio serale. Il primo nucleo del paese fu edificato nella prima metà del 600 e fu il rione S. Anna dove rimane una splendida cava adibita all’organizzazione di eventi culturali ed alla proiezione di pellicole cinematografiche. Gli edifici di maggior rilievo che dominano all’interno del paese sono “Palazzo Florio”, “La chiesa Madre” e “La tonnara”.

10. IL PALAZZO FLORIO

I segni della grande influenza dei Florio sull’isola di Favignana si ritrovano in due maestose ed eleganti opere architettoniche: la tonnara e il palazzo in stile liberty che si affaccia sul porticciolo dell’isola e segna l’ingresso all’interno del paesino. La famiglia dei Florio testimonia la potenza economica e finanziaria che allora garantiva progresso e sviluppo locale. Palazzo Florio diviene pertanto comodo alloggio destinato ad accogliere i nuovi signori ed i loro accompagnatori vista la frequente presenza degli stessi sull’isola, soprattutto nella stagione della mattanza. Il progetto venne realizzato nel 1876 dal famoso architetto palermitano Giuseppe Damiani Almeyda che oltre a costruire gli appartamenti del nobile casato diede avvio ai lavori di ristrutturazione della tonnara. Il palazzo, con i suoi merli e pinnacoli, dopo l’estinzione dei discendenti, è oggi di proprietà comunale ed è sede di un info point finalizzato ad informare la popolazione locale ed i turisti degli eventi culturali organizzati sull’isola di Favignana.

11. LEVANZO

L’isola di Levanzo, geologicamente, è la più antica dell’arcipelago delle Egadi. La sua formazione risale ad almeno a duecento milioni di anni fa e conserva tracce della prima comparsa dell’uomo sulla terra nelle incisioni e nelle pitture rupestri che si sono conservate nella Grotta del Genovese. Nonostante sia la più antica è anche la più piccola delle tre: la sua superficie è di appena 5 km², le sue strade sono per la maggior parte sterrate e percorribili solo a piedi. Le uniche asfaltate sono quelle che arrivano fino a Capo grosso, punta più alta dell’isola coltivata a foraggio, ed a Punta pesce che dal porto arriva fino alla Grotta del Genovese. Il paesino è costituito per lo più da antiche casette di pescatori ed ha al centro un’antica villa nobiliare appartenuta alla famiglia Parodi. Tra le cale più suggestive vi è cala Minnola, splendida cala di acque trasparenti sormontata da una pineta ombrosa.

12. MARETTIMO

Marettimo è l’isola più montuosa delle Egadi. La sua cima più alta è a quasi 700 metri dal livello del mare e prende il nome di Monte Falcone, da cui si gode di una splendida vista. Da questa cima è possibile scorgere, in caso di tempo ottimale, anche Pantelleria e Capo bon, sulla costa Africana. Raggiunge i 18 km² di superficie ed ha una forma di quadrilatero. Punti di notevole interesse sono: Punta Troia, con il suo castello medievale, Punta Bassana, oasi per gli amanti di pesca subacquea vista la ricchezza dei fondali e Punta Libeccio dove sorge un antico faro. Sulla costa si trova un pittoresco e suggestivo paesino di pescatori, noti per la loro bravura ed esperienza, tanto che una comunità di Marettimo si reca ogni anno in Canada per la pesca stagionale del salmone. Al di sopra del paese rimangono resti di abitazioni romane e di una chiesa bizantina di particolare interesse. Ma la bellezza più maestosa e suggestiva dell’isola si deve alle sue grotte sul mare, un tempo abitate dalla foca monaca ormai scomparsa dai mari della Sicilia. Per godere di tanto splendore è possibile noleggiare una barca e raggiungere l’affascinante grotta del Cammello, dalle acque cristalline color smeraldo, la misteriosa grotta della Bombarda che reca nei suoi fondali tracce calcaree dalle mille forme, o la grotta del Presepio che si tinge di colori intensi al tramonto, con le sue stalattiti e stalagmiti. Il punto più suggestivo dell'isola rimane ad ogni modo Cala Manione, anch’essa raggiungibile con un escursione in barca.